Solitudine

Agli esordi del mio sviluppo personale, quando ero giovane e all’estenuante ricerca di un equilibrio e del principe azzurro, mi veniva detto spesso “devi imparare a stare da sola!” Ai tempi mi sembrava una frase di circostanza. Non ritenevo ci fosse nulla di allettante nello stare da soli.

In un’età in cui si ha bisogno di condividere costantemente la vita con il prossimo e si è alla instancabile ricerca di approvazione e conferme, la solitudine sembrava un percorso misterioso e per lo più impraticabile.

Poi gli anni sono passati e la solitudine si è cautamente insinuata, sottile come un soffio, fra le pieghe delle mie giornate.

Si sono ridotte fino a dissolversi le uscite notturne e i ritrovi in compagnia. Chi ha fatto figli, chi è partito e chi semplicemente si è disperso, ognuno ha seguito la propria strada. Poi arrivano le morti, i cuori spezzati e i tradimenti e giorno dopo giorno impari che l’unica presenza stabile e costante della tua vita sei tu e soltanto tu. E che se non fai i conti con te stesso non riuscirai mai a trovare la quadra di una vita e di un equilibrio.

Lavorare all’estero o viaggiare per lavoro è un grande aiuto da questo punto di vista. Stare lontano da casa, da soli, insegna a contare solo su sé stessi e soprattutto a riempire il tempo libero con la sola e unica compagnia di sé stessi.

Le amicizie che ti fai quando lavori girano intorno agli impegni di lavoro e nel tempo libero tutti hanno la loro vita, le loro abitudini che non sono le tue e alle quali tu non appartieni.

Nella solitudine ho scoperto lo spazio per la creatività, nella scelta accurata della compagnia ho trovato il valore del passare del tempo insieme e ancora di più il valore del tempo che passo da sola. Non temo più di passeggiare, andare al ristorante o viaggiare da sola. Quando sono sola, penso oppure non penso, semplicemente ascolto il momento. Osservo cosa mi succede intorno e semplicemente apprezzo la mia compagnia. E quando mi stufo di me stessa, grazie al cielo esiste Netflix!

Un’amica mi ha parlato spesso della sua teoria sulla solitudine del manager. Quella solitudine che non ha a che fare con lo stare da soli ma ha a che fare con il fatto che nelle tue decisioni sei solo. La solitudine che si prova quando non ci si può fidare del prossimo, quando in mezzo a tante persone nessuno può capire cosa stai passando e quali sono le tue motivazioni. Quando sai di non poterne parlare e che nessuno ti aiuterà a decidere.

 “Imparare a stare da soli” è un percorso di vita necessario e autentico nel diventare adulti. Significa fare i conti con le proprie ansie e le proprie paure e accettare che le emozioni e gli umori variano dal positivo al negativo e che bisogna gestirli senza scaricarli sul prossimo.

Significa imparare ad apprezzare il silenzio come forma di spazio fisico e mentale nel quale respirare e ricaricare le pile per ripartire.

Ed è così che mi ritrovo a passare le poco calde giornate di agosto nel mio solitario appartamento in Germania, quasi fossi in ritiro spirituale. Faccio ginnastica, passeggiate, mangio sano, lavoro e scrivo. Pagine e pagine di pensieri e ricordi mentre mi preparo all’autunno che verrà, ai prossimi lockdown e ai prossimi cambiamenti.

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